martedì 20 marzo 2012

Learn Anything From Anyone

La velocità media di un’ape è di 24 km/h.
Una singola ape, per produrre 1 kg di miele, vola per circa 150.000 km. Quasi 4 volte il giro della Terra.
Per produrre 1kg di miele sono necessari 60.000 voli d’andata e ritorno dall’arnia ai fiori.
In un giorno le api di un alveare possono visitare fino 225.000 fiori.
Poco tempo fa ho sentito qui a lavoro che c’era bisogno di …comprare le api! Che cosa? Si comprano le api? “Sì, Lorenzo servono per incentivare la riproduzione dei frutteti nei campi”. E quindi c’è un’azienda che di mestiere vende api? “Eh, sì!” Roba da pazzi. Io sapevo la storia dell’ape che impollina girando di fiore in fiore. So anche dell’esistenza del metodo dell’apicoltura per fare il miele ecc ecc. Ma sinceramente non mi era mai passato per la mente che un animale, per lo più un insetto, potesse tanto essere utile per l’uomo! In effetti ho scoperto che la vita delle api, per quanto dura e selettiva che sia, è veramente interessante . Comunque tutto ciò mi ha fatto molto pensare a come spesso la natura è sorprendentemente meravigliosa e come tutto, alla fine, torna in Equilibrio. Il fatto che mangiamo una marmellata di ciliegie, prodotta dalle ciliegie del rispettivo ciliegio, nate dal processo di impollinazione di un ape che in un giorno tra 225.000fiori ha scelto anche quell’albero per produrre per sé circa 1 kg di miele volando fino anche a 60.000 volte andata/ritorno ad una velocità di circa 24km/h riuscendo a percorrere fino a 150.000 km (4 volte il giro della terra)…scusate, ma per me è una cosa fantastica!

In questo periodo ho avuto molto a che fare con la parola Equilibrio. Ho convissuto 3 mesi con un ragazzo giapponese e da quello che ho capito, tutto, intorno alla cultura giapponese, ruota al concetto di “balance” – equilibrio. Il modo di scrivere, le reverenze in un saluto, il modo di tenere in mano le chopsticks per mangiare, come consegnare il biglietto da visita, l’origami … Tutto è fatto e costruito affinché ogni gesto, ogni cosa deve essere in equilibrio con la persona e con l’ambiente che lo circonda.

Mi sono anche occupato, tra le altre cose, di spumantizzazione in questi mesi. Sì, come si fa la spumante. Meraviglioso. Tutta la potenza della natura si può esprimere in uno spumante appena stappato. Ora, il processo di spumantizzazione è lungo da spiegare. La cosa su cui voglio soffermarmi è di come cambia e si evolve il vino all’interno della bottiglia. Il gesto come quello della “sboccatura” (che io personalmente ho fatto ( “a-la-volèe” per chi ne capisce)) scombina tutta l’armonia del liquido che per mesi se ne stava lì a riposare lasciando che il processo di fermentazione faccia il suo corso: lo scoppio del tappo che salta, il deposito di lievito che se ne vola via, le bollicine che salgono, il pro-fumo che esce dal collo della bottiglia, sono delle conseguenze di un processo prettamente naturale che rendono il vino una materia vivente.Quando poi riattappi il vino, tutto torna come prima, tutto si riaggiusta, torna la pace, si ricrea pressione all’interno della bottiglia e tutto torna in Equilibrio.

Sicuramente scrivere delle emozioni che per 6 mesi hai ricevuto in un posto che non è casa tua ma che ti ha fatto sentire a casa tua non è facile. Quello che posso scrivere sono solo dei pensieri e delle riflessioni che sto scoprendo in questo periodo. Un periodo di equilibrio personale. Un periodo in cui sono venuto a contatto col mondo del lavoro, in cui ho conosciuto un sacco di persone. Nuove responsabilità, senso del dovere, nuovi tipi di divertimento (divertimenti interiori, di quelli che ti fanno stare bene nell’animo), in cui ho avuto la possibilità di viaggiare molto ed esplorare nuovi luoghi, e tutte quelle tipiche emozioni di quando uno esce un po’ da casa, di quando mette il naso un po’ più fuori. Di quando riesce ad uscire dalla cosi detta “zona di comfort” quella zona dove ti senti protetto, dove conosci tutto e nulla cambierà.

Invece adesso è bello vedere le cose cambiare improvvisamente di fronte ad un desiderio: il desiderio di volontà, che è quella parte dei noi che ci fa uscire appunto da quella “zona di comfort” e che ti fa realmente capire chi sei e che razza ci stai a fare qui su questa terra. Una specie di “stanza dello spirito e del tempo” dragonballisticamente parlando. Che ne esci rinnovato e più forte di prima.

Mi trovo in una fase della vita delicata, in cui sento che sto scrivendo la brutta copia per il mio futuro. Sto scrivendo a modo mio, con il mio carattere, la mia personalità. Unica e disordinata. Varia e mutevole. Ma pur sempre la stessa. La mia. Sento che piano piano sto costruendo la mia identità. Con la fatica, le delusioni e le gioie. Giorno dopo giorno, con i miei sogni e i miei valori, con il coraggio e con la volontà. Con la consapevolezza di essere preparato agli imprevisti ed alle difficoltà che fanno parte del gioco. Un gioco in cui tutto quello che si ha è soltanto il presente e dove il traguardo è il futuro, cercando di immaginare come sarò di qui in avanti. E credo anche io che “l’immaginazione ha molto a che fare con la vittoria”.

Credo anche che il segreto sia veramente di stare attenti a ciò che ci accade intorno.

Ma non solo. Come si dice, ciò che conta non è quello che ti succede, ma quello che fai con quello che ti succede! C’è ancora tanto da inventare, c’è ancora tanto da dimostrare, c’è ancora tempo da sfruttare per poter cambiare pur restando se stessi. Si sa che ci va per monti, arriva sempre più in alto. Ma io non voglio l’assoluto. Non cerco la perfezione. Non bisogna essere perfetti. La perfezione è noiosa. L’equilibrio che intendo io non è il raggiungimento della perfezione, anzi… è l’esaltazione dei nostri punti di forza e la consapevolezza dei nostri difetti che ci sono e ci saranno sempre. È difficile si sa, ma è in questa difficoltà che sta la sua bellezza. “una bellezza senza perfezione, una bellezza che c’entra con tutto, perché tutto ha attraversato, una bellezza fecondata da limiti e sproporzioni” come dice Alessandro D’Avenia. E poi: “la gioia di vivere, non dipende dal successo, ma dal fatto di occupare il proprio posto nel mondo, nella fedeltà a quello che siamo chiamati a essere e fare, sulla base dei nostri talenti e dei nostri limiti, la conoscenza dei quali ha il suo spazio privilegiato nell’infanzia, nell’adolescenza e nella prima giovinezza. Ciascuno di noi è la propria vocazione, la propria chiamata, il proprio compito. Eraclito diceva che il carattere dell’uomo è il suo destino.”

Bello questo passo. E soprattutto è così vero.

Un’altra cosa volevo dire. Un altro ingrediente devo aggiungere per arrivare al mio stato d’equilibrio. Forse il più importante. Una specie, secondo me, di ricetta anticrisi. Senza il quale non starei neanche qui a scrivere. Sto parlando della conoscenza delle persone, del rapporto con gli altri, delle strette di mano e del mantenere i contatti. Per spiegarlo meglio però utilizzo un’altra frase scritta dal coach Mauro Berruto (uno che ne capisce di sensazioni) che dice : ”L’antidoto sta nella consapevolezza che l’altro è un fatto necessario e funzionale al noi. Che senza un eventuale “altro” non esisterebbe neppure un “noi”. Lo svela la parola stessa “noialtri” che si usa come descrizione di un noi perfetto e che invece nasconde nel suo intestino la necessità del rapporto “noi-altri”.

Tuttavia oggi è un giorno qualunque.

Stamattina mentre andavo in azienda ho incontrato molti ragazzi che andavano a scuola. Chi con i vocabolari in mano, chi con le cartelline o con i libri sotto il braccio.

Oggi è un giorno di scuola qualunque e molti saranno interrogati. Ad altri consegneranno i voti dei compiti in classe, per altri sarà proprio il giorno del compito in classe. In loro mi sono rivisto io in qualche anno fa…ne è passato di tempo. Ne sono successe di cose …

Bè, oggi è il mio compleanno. Sì, come ogni anno.

Oggi è un giorno speciale per me? Sì, come ogni giorno.

Oggi inizia un nuovo anno per me? Sì, come ad ogni compleanno.

Oggi si ricomincia. Sì, come ogni mattina.

Oggi è il mio giorno migliore? NO, ogni giorno è il giorno migliore!

Oggi è un giorno qualunque ? … forse no!

“La curiosità.

Dal momento in cui apriamo i nostri occhi è il motore della nostra esistenza.

È il piacere della scoperta.

Il meravigliarsi di … beh il meravigliarsi.

Qualcuno di grande una volta ha detto: “imparare è vivere”.

Cerca chi ti può fare del bene.

Vedi, tutto comincia con una domanda.

Non importa cosa ti chiedi, importa solo il fatto di chiedere.

Perché le domande che trovi, sono più importanti delle risposte.

La curiosità genera Audacia.

Ci sprona ad osare.

È ciò che ci ha portato ad essere dove siamo oggi e ovunque saremo domani.

È la scintilla dietro la scintilla di ogni grande idea. Non importa ciò che abbiamo fatto o visto.

Non abbiamo fatto tutto e certamente non abbiamo visto tutto.

Quindi continua ad ascoltarla e a seguirla.

Resterai esterrefatto di dove ti porterà.

Continua a rincorrerla selvaggiamente.

Lasciala spingerti a scoprire le tue passioni e renderti pazzo abbastanza da inseguirle.

Tutti noi continuiamo ad imparare per tutta la vita dal primo all’ultimo giorno.

E per questo continuiamo ad esplorare, stupirci e scoprire, desiderare e imparare.

Raggiungendo con molto di più che le nostre semplici mani

Il futuro appartiene ai curiosi.

(www.skillshare.com)

domenica 25 settembre 2011

Là sù

Sono stati belli quest’anno i fuochi d’artificio. Fa sempre un certo effetto vederli. Sì,insomma è emozionante ogni volta. Come ogni anno, quello che si dice è che con i fuochi finisce l’estate. In un certo senso è vero…ma quest’anno è stato diverso.

A me piacciono i fuochi soprattutto per una ragione. Durante tutto lo spettacolo ad ogni fuoco rivedo tutto l’anno trascorso. Ogni sparo è un ricordo, in questo modo rivivo l’intero anno e mi faccio un bel esame di coscienza per capire se ho fatto tutto bene o se c’è qualcosa che avrei potuto fare meglio. Subito dopo però, non penso più al passato ma al futuro. La cosa “bella” dei fuochi è che ti costringono a guardare alto. Loro salgono salgono e poi scoppiano su nel cielo. Io li seguo in aria e li punto…punto in alto, Là sù. Forse è questo il segreto dei fuochi d’artificio secondo me, ti insegnano a puntare in alto, a guardare oltre. Ed è in questo senso che penso al futuro, sognando di essere un po come un fuoco d’artificio che sale, punta in alto, illumina, diffonde la sua bellezza, conquista il pubblico e poi svanisce.

Da domani inizierò una nuova avventura. Comincerò uno stage lavorativo. Sono contento perché ho voglia di mettermi di nuovo alla prova. Ho voglia di cambiare ancora. Di scoprire il nuovo e di conoscere il diverso. Altre prospettive, altri schemi, altre regole di gioco. Imparare ancora tutto da capo. Un ‘altra goccia di mare che ac-cade nella mia vita. “meglio un po’ di tutto che tutto di una cosa!”. Son in Puglia ora, al Sud. È interessante perché riflettevo sul fatto che fino ad ora la direzione per Acquapendente, o cmq per Roma, concettualmente e graficamente significava dirigersi al sud. Tornare a casa voleva die “andare giù”, scendere. Invece ora il cartello con scritto “Roma” significa Nord! In su!...Là sù. ...Me sa ‘ngran buffa sta cosa!

Lo so, dovrò aspettarmi di tutto. Sarò l’ultima ruota del carro. Ma questo mi dà coraggio perchè so che dietro di me non cè nessuno e potrò concentrarmi solo con chi mi sta davanti. Potrò imparare solo da chi sta sopra di me, solo da chi sta Là sù.

Domani? sveglia alle 8.00!

Go forth


mercoledì 10 agosto 2011

La notte dei desideri

"San Lorenzo.Sono uno di quelli che hanno l’onomastico che tutti si ricordano.E’ un caso,in pochi sanno quando è SanLuca o SanMatteo,tutti sanno quando è SantoStefano.C’è una frazione di Cortona che si chiama SanLorenzo e c’è anche un grande fiume in Canada che si chiama San Lorenzo.E’ tutta così la mia vita.Vicino e Lontano,qui e altrove,se passo da SanLorenzo per prendere l’autostrada penso al Canada e viceversa.
Sempre con i piedi da una parte e lo sguardo che cerca qualcosa.Una volta un grande saggio che conosce il mondo mi disse che nel momento in cui pensiamo ad un luogo lontano il nostro corpo con tutti gli organi interni, si protende involontariamente verso quella direzione.Per me è così."
(Lorenzo Cherubini)

domenica 20 marzo 2011

Boa Sorte

Salve ragazzi, non so perché ma quest’anno per il mio compleanno mi son balzate alla mente un po’ di cose che mi piacerebbe raccontarvi per ringraziarvi degli auguri, ma più in generale, per ringraziarvi e basta.

In un certo senso, mi sono sempre sentito privilegiato ad essere nato in questo giorno, il 20 Marzo, per una serie di questioni: bè inutile dire che la Natura è la protagonista, oggi è l’ultimo giorno d’inverno! Domani arriverà la Primavera, sugli alberi si rompono le gemme, comincerà il trionfo dei colori, gli animali usciranno dal proprio letargo, e tutti i vari accadimenti legati al risveglio della natura che ognuno di noi conosce bene e che fanno a tutti un certo piacere. Inoltre dal punto di vista geografico – scientifico, domani è l’equinozio di primavera, i raggi solari sono perpendicolari all’equatore e, l’asse terrestre, dopo che se ne sta per 6 mesi storto,domani diventa perfettamente diritto, e ciò determina che il giorno e la notte hanno uguale durata in tutti i punti della terra!(wow!).

Vi chiederete ora, cosa centra il mio compleanno se tutte queste cose accadono domani? Vi chiederete perché ne parlo quando sembrerebbe che la festa sia domani? Bè,cari miei, è proprio questo il bello, già, perché per me non c’è festa senza una vigilia! E la vigilia di quella festa è proprio oggi. Per me è la vigilia la vera festa,mi sento felice, in fermento, adrenalinico e sono semplicemente contento per il giorno dopo! A me del Natale piace il 24 dicembre, della terza domenica di maggio piace il sabato e la nottata, di una partita il fischio d’inizio e addirittura del 20 marzo mi piace più il 19!!! :-) Perché? Perchè comunque è il momento in cui deve ancora tutto incominciare, ancora non sei né deluso né soddisfatto,sei lì che ti stai immaginando il dopo, speri che vada come avevi sperato, che sta per succedere ma ancora non è successo. L’attesa. L’attesa che implica la speranza, l’attendere è sperare in qualcosa. “La vita è mistero, e la parte migliore di un mistero è la sua soluzione!”

Ho fatto un a piccola ricerca sulla parola “AUGURI”.Deriva dal latino “Augurem” e significa “aumentare” ed era riferito a un sacerdote che, appunto, “dava l’accrescimento”, cioè che dava qualcosa di positivo, di buono, e quindi che faceva presagi favorevoli. “Augurare” stava perciò ad indicare di “fare il lavoro di Augure” e quindi preannunciare notizie buone. Tutto questo per dire che quando noi,pur senza essere veggenti, facciamo gli auguri a qualcuno, in un certo senso gli prediciamo che gli succederanno tante cose belle. Per tale ragione oggi non vi risponderò con un semplice “grazie”, ma contraccambierò gli AUGURI. Auguri a voi, amici e conoscenti. Auguri a voi che siete il presagio più favorevole e più grande che io abbia mai ricevuto, ognuno diverso dall’altro, ognuno con il suo perché, con la sua piccola esperienza da insegnarmi, con il suo piccolo problema da condividere, con il suo bel sorriso da donarmi, con il suo abbraccio, con i suoi sms e le sue chiamate, con ogni suo favore da mettermi a disposizione, con il suo bicchiere per brindare insieme, con la sua palla da passare, con la sua voce a rassicurarmi, con i suoi “ciao,come stai” da rallegrarmi. Tutti voi siete il frutto degli Auguri ricevuti in 25 anni di vita. Tutti voi siete per me un qualcosa di buono, di positivo, qualcosa che mi “dà accrescimento”. Ognuno di voi è in sostanza il frutto di un augurio riuscito bene! Siete la fine di un’attesa, siete il momento appena incominciato,siete il presente del mio dopo, la speranza che avevo sperato! Proprio cosi, siete esattamente il mio evento più fortunato.

Per concludere,cari miei, che sia ben chiaro: io oggi festeggio quello che è l’inizio di un nuovo anno di vita e non la fine del precedente! Perché è molto meglio pensare che oggi sto iniziando un nuovo anno, invece che pensare che ne è appena finito uno. Sì, insomma sennò che cazzo di presagio favorevole sono gli auguri se si riferiscono al passato?!?

È con gioia quindi che vi faccio gli Auguri nel vero senso della parola e nel farlo spero con tutto il cuore che possiate essere fortunati di incontrare gente come…voi!

Boa Sorte a tutti...

PS: Dio vi ha messo sulla mia strada e ci deve essere un perché!



lunedì 28 febbraio 2011

Come Back Home

...è stato meraviglioso...

ritornare a casa, salutare tutto il parentame e quando bussi alla porta della nonna, lei ti apre con le mani impastate, il grembiule e ti dice che sta preparando i biscotti...

trovare il tuo spazzolino allo stesso posto

la colazione con la tua tazza

il tuo posto a tavola

la tua macchina

la tua strada di casa

il tuo letto,il tuo cuscino, il tuo comodino!

bere con i tuoi amici al solito bar, scherzare con loro, dirgli che va tutto bene e fare progetti per il futuro che sia una festa, una cena o un evento a cui non puoi mancare per stare insieme a loro!

il TUO mondo!


mercoledì 26 gennaio 2011

Il "Bacio" di Luisa Spagnoli

Nata da Pasquale Sargentini, pescivendolo, e da Maria Conti, casalinga, poco più che ventunenne sposa Annibale Spagnoli. I due rilevano una drogheria e, subito dopo, cominciano a produrre confetti.

Nel 1907, insieme a Francesco Buitoni, aprono una piccola azienda con sede nel centro storico di Perugia, la Perugina, con quindici dipendenti. Con lo scoppio del primo conflitto mondiale a mandar avanti la fabbrica rimane solo la signora Spagnoli con i suoi due figli, Mario e Aldo. A guerra finita la Perugina è già una fabbrica con più di cento dipendenti.
Nel 1923 Annibale Spagnoli si ritira dall'azienda per attriti interni. Si data qui l'inizio della storia d’amore tra Luisa e Giovanni Buitoni, di 14 anni più giovane e figlio del socio Francesco. Pochissime le testimonianze e i ricordi delle persone più vicine alla coppia che parlano di un legame profondo ma riservato: i due non andranno mai a vivere insieme.[senza fonte] Per Luisa, ormai nel consiglio di amministrazione della Perugina, inizia anche l'impegno per la costruzione di strutture sociali che migliorino la vita dei dipendenti. Fonda l'asilo nido dello stabilimento di Fontivegge (considerato il più avanzato d'Europa nel settore dolciario).
Inventa il famoso cioccolatino chiamato "Bacio Perugina".

L'Angora Luisa Spagnoli.
Alla fine della prima guerra si lancia anche in una nuova impresa: l'allevamento del pollame e dei conigli d'angora. I conigli non vengono uccisi e neanche tosati, ma amorevolmente pettinati per ricavare la lana d'angora per i filati. Nasce nel sobborgo di Santa Lucia l'Angora Spagnoli [1] per le creazioni di scialli, boleri e indumenti alla moda. La segnalazione alla Fiera di Milano come "ottimi prodotti" spingono Luisa a moltiplicare gli sforzi: sono 8.000 gli allevatori che mandano a Perugia per posta il pelo pettinato via da almeno duecentocinquantamila conigli.
Negli anni ’40, in un periodo in cui molti soffrono la fame e i freddo, gli Spagnoli regalavano ai loro operai per Natale maglie, calze e lana per un valore di 4.000 lire, una fortuna per quei tempi. Lo stabilimento di Santa Lucia aveva una piscina per i dipendenti. Si costruiscono ai dipendenti casette a schiera (tutt'ora esistenti), si organizzano nursery per i figli, si promuovono balli, partite di calcio, gare, feste.


Il negozio di Luisa Spagnoli.
Luisa non riuscirà a vedere il vero decollo dell'azienda che inizierà circa quattro anni dopo sotto la guida del figlio Mario. Le viene diagnosticato un tumore alla gola. Giovanni Buitoni la trasferisce a Parigi per garantirle le migliori cure e rimane con lei fino alla sua morte nel 1935.

La fase industriale e i negozi Luisa Spagnoli.
Dopo la sua morte, con il figlio Mario (1900-1977) nel 1937, l'azienda voluta da Luisa passa da attività artigianale a industriale. A lui si deve l'invenzione, nel 1942 di due oggetti brevettati: un pettine per la raccolta della lana e una pinza per tatuare i conigli d'angora.
Mario costruì, nel 1947, il nuovo stabilimento della "Città dell’angora", attorno a cui nacque una comunità autosufficiente, in cui la parte assistenziale e ricreativa era fase del ciclo produttivo. Fondò inoltre anni sessanta il parco giochi della "Città della Domenica", originariamente chiamato "Spagnolia" e ancor oggi meta di visitatori.
Con il figlio Annibale, detto Lino (1927-1986), imprenditore e presidente del Perugia Calcio, la produzione si diversifica maggiormente e nasce la rete commerciale dei negozi "Luisa Spagnoli", oggi presente in tutto il mondo, sempre con base a Perugia.

(fonte wikipedia)

domenica 16 gennaio 2011

Slow Money




Un iniziativa di investimenti low profit a beneficio delle comunità locali. Rallentare il denaro per produrre ortaggi al posto di interessi, a vantaggio di un'agricoltura biologica e sostenibile
Slow Money è una organizzazione no profit, che mira ad attirare investimenti a favore dell'agricoltura sostenibile e delle piccole imprese alimentari locali. È stata fondata nel 1992 da Woody Tasch, presidente dell'Investors' Circle, una rete no profit di investitori, imprenditori, fondazioni e risparmiatori che ha facilitato la riconversione del flusso di denaro e dei fondi investiti verso piccole imprese sostenibili dedicate all’agricoltura biologica.

Per la sua azione di promozione nei confronti delle comunità locali è tra le finaliste nella competizione statunitense 'Ideas for Change in America', organizzata da change.org, una compagnia di imprenditorialità sociale creata nel 2005 con l’obiettivo di risvegliare le coscienze su diverse cause.

Il principio di base è quello del low profit: meno profitti per gli azionisti in cambio di enormi benefici per l'intera comunità, secondo un modello ribattezzato “stakeholder capitalism”, cioè capitalismo collettivo. «Rallentare il denaro" – precisa Tasch - significa anche creare una rete tra le diverse comunità locali, come il modello di Investors' Circle che ha messo in contatto molte realtà nel mondo, in Giappone, Australia, Inghilterra, Francia, Italia e tanti altri ancora».

«Con un investimento di appena l’1% del nostro capitale in cibo locale piuttosto che in operazioni finanziarie – sottolinea un portavoce dell’organizzazione - produrremo ortaggi al posto di interessi, modificando il modello produttivo rivolto unicamente al profitto dei banchieri e sostenendo piuttosto un’agricoltura biologica e sostenibile».

Per ulteriori informazioni:
www.slowmoneyalliance.org

martedì 7 dicembre 2010

Carne Diem

E allora perché mangiamo carne? Come giustifichiamo l'uccisione di un animale pur sostenendo che è degno della nostra considerazione morale? La prima risposta a questa domanda, quella più ovvia, va ricercata nella storia evolutiva dell'essere umano. Anche se oggi probabilmente non c'è più un bisogno esclusivo di mangiare carne, in quanto le sostanze contenute in essa possiamo ritrovarle in tanti altri alimenti, l'uomo lo ha fatto per tutto il tempo della sua permanenza nel nostro pianeta. Infatti sia la nostra dentatura che il nostro apparato digerente sono stati progettati per mangiare carne, e secondo gli studi antropologici il consumo di questo alimento ci ha aiutato a diventare quello che siamo, sia sotto l'aspetto fisico che sociale. Il cervello umano infatti, stimolato dalla caccia, sarebbe cresciuto in dimensioni e complessità; e la cultura fiorì e crebbe maggiormente in quelle zone dove si imparò a cuocere e a tagliare in modo appropriato le prede. Si tratta quindi di un retaggio culturale, forse addirittura genetico; sarebbe riduttivo pensare al consumo della carne come una semplice predilezione gastronomica. Smettere di mangiare carne significherebbe perdere irrimediabilmente una parte della nostra identità.Un'altra possibile spiegazione al fatto che mangiamo carne è dovuta al dubbio che un animale sia realmente in grado di provare una sensazione di sofferenza. Secondo alcuni scienziati (come ad esempio Daniel Dennet e Stephen Budiansky) si dovrebbe fare una distinzione tra il dolore, esperienza indubbiamente condivisa da gran parte del mondo animale, e la sofferenza, che deriva da un tipo di coscienza di sé apparentemente ristretto a pochissime specie. La sofferenza non è solo un dolore più forte, ma è una sensazione amplificata da caratteri prevalentemente umani, come il rimorso, l'autocommiserazione, la vergogna, l'umiliazione e la paura. Spingere un manzo verso il macello non è paragonabile all'accompagnamento di un condannato a morte verso il luogo di esecuzione: nella mente bovina non c'è la percezione della fine della vita, perché non esiste in essi il concetto di non esistenza.Un'ultima considerazione in favore dei carnivori. Siamo così sicuri che se un giorno smettessimo tutti di mangiare carne, e si realizzasse l'utopia vegetarianista, il mondo ne trarrebbe beneficio? Per sfamare l'intera popolazione mondiale sarebbe necessario intensificare (ancora di più di quanto non lo sia già oggi) la produzione agricola con l'impiego di fertilizzanti chimici e combustibili fossili, in quanto non sarebbero più disponibili quelli naturali. E siamo così sicuri che in un siffatto sistema le condizioni dell'ambiente possano essere migliori di quelle odierne?

Visto in questa ottica ci rendiamo conto che mangiare carne non è poi un atto così riprovevole; anzi, probabilmente è l'azione più morale possibile. Ma questo non significa che non dobbiamo avere a cuore il benessere degli animali. Il rispetto per essi non può venire meno. Oggi le aziende industriali di produzione di carne allevano il bestiame in maniera a dir poco violenta: pochissimo spazio a disposizione per muoversi, bombardamenti ormonali, antibiotici, mangimi sintetici; e questo non è assolutamente tollerabile. E' su questo punto che dovrebbero battersi gli animalisti, non sull'atto dell'uccisione, dove l'animale probabilmente neanche si rende conto di cosa sta subendo. Oggi esistono migliaia di fattorie che allevano il bestiame nei pascoli all'aperto; pascoli che vengono fertilizzati con il letame prodotto dagli animali stessi, in un sistema naturale dove al centro della propria filosofia produttiva c'è il rispetto per l'ambiente e per la fauna. Un giorno quegli animali verranno uccisi per alimentare gli uomini e per continuare quel ciclo vitale chiamato natura. Ma avranno vissuto una vita dignitosa.
(fonte:LaVinium)

domenica 7 novembre 2010

Caffè Boglione

Ciò che bevi diventa il tuo sangue, pertanto bevi bene.
Ciò che mangi diventa il tuo corpo, pertanto mangia bene.
Ogni tanto però fai qualche eccezione, perché nessun assolutismo è buono.

Sorridi con i cinque sensi.
Quel che si fa sorridendo fa meglio.
Quel che si fa insieme è più gustoso.
Non sempre le buone compagnie sono le migliori.

Coltiva amici, coltiva passioni, coltiva idee.
Ma non aver paura del vuoto, della solitudine, del silenzio.

Il tempo non è denaro. Vale molto di più. Il tempo va goduto non riempito.

Non t’interessa piacere a tutti né piacere a tutti i costi.
Godi nel saltare sul carro di chi non ha vinto.
Godi nel cantare fuori dal coro, purché non diventi un vizio.

La minoranza non ha torto, la maggioranza non ha ragione.
Torto e ragione sono angoli dai quali si osservano le cose.
La libertà è poterle guardare dall’angolo che si vuole.
Scegli il tuo angolo e arredalo con buon gusto.
Ti ci troverai bene.
Quando sei completamente a tuo agio, invita gli altri a visitarlo.

Regala bellezza. Costruisci bellezza. Difendi bellezza.
La bellezza non è mai troppa ed è contagiosa.
La bellezza non è mai carina e spesso è cattiva.

Liberarsi dell’utile, liberarsi del dilettevole.
Fra profitto e superficialità scegli una buona Barbera.
Fra egoismo e altruismo scegli ciò che fa bene a te e agli altri.

Dubita di tutto, tranne della sacralità di un Barolo.
Credi in tutto, ma senza fretta.
Datti il tempo di farti convincere.
La curiosità è una sbronza leggera che distilla buoni pensieri.

Tutti hanno qualcosa da insegnarti,
ma non tutto vale la pena di essere imparato.
Fermati ogni tanto a pensare quel che sarai,
prevedi diverse possibilità.

Che tu lo voglia o no, ciò che deve accadere, tanto alla fine… accade.

Caffè Boglione-Bra (CN)

mercoledì 27 ottobre 2010

Divieto di Sosta

Immagino un giovane…il suo presente a volte poco entusiasmante, il suo futuro prossimo che si concentra adagiandosi al prossimo week end, il futuro più lontano che può essere la fine degli studi o un posto di lavoro…le domande e i pensieri sul senso dell’esistere e sullo scopo della sua vita…Immagino quel giovane, che spesso lascia la propria anima sul comodino la mattina e se la riprende la sera quando va a dormire…oppure se non è di troppo peso, si abbandona durante il giorno a stralci di comunicazione sincera fatta di sentimenti, preghiera, o in quei 160 caratteri degli sms del telefonino…Immagino quel giovane, che si rifugia nel calore del suo mondo fatto di musica, internet, cene con gli amici e sport, così, per star bene con se stesso, contento di vivere o sopportando di vivere…Poi però c’è da fare i conti con il mondo e allora può scegliere di mettersi in gioco oppure vivere da comparsa, senza parola, nel silenzio…quando gli altri entrano con forza nei suoi percorsi, nei suoi impegni e in questa relazione con gli altri si fanno strada tante cose belle ma molto spesso anche la rabbia, il dolore, la ribellione, il menefreghismo, l’adattamento, la disperazione, il senso di inadeguatezza e incapacità, la paura e il disorientamento…e se non si è attrezzati meglio fuggire che provare!

Immagino un giovane… il suo crescere e il suo diventare grande, il cammino che ha deciso di affrontare è quello di accogliere la fatica del cambiamento, è quello di mettere entusiasmo su tutto, è quello di provare a cambiare le cose, è quello di cercare di essere protagonista responsabile del suo tempo…immagino quel giovane che cercherà di vincere la comoda fuga nel suo piccolo mondo virtuale per mettere in gioco il suo essere giovane nel mondo reale, quel giovane che progetterà e guarderà il futuro con gli occhi ricchi di speranza, consapevole di vivere una storia unica, irripetibile, misteriosa e tutta da scoprire!

In tutto questo il giovane non sarà mai solo!

(inserisco questa canzone di Jovanotti, che come sempre, mi viene in aiuto: La Linea d'Ombra)



"...Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione."

lunedì 20 settembre 2010





























Sentire l'incalzare delle onde che accompagnano il sole che va giù
pensare a tutto e a niente allo stesso momento
seguire i gabbiani in cerca della loro cena
accompagnare con lo sgurado la barca che rientra al porto
interpretare i pensieri di una signora che passeggia sulla riva
"porsi le domande a cui rispondere non sai"
il giorno che diventa notte,
il sole che cerca di aggrapparsi all'orizzonte per restare un'altro pò,ma invano ancora una volta finisce sotto il mare che lo inghiotte
Sempre lo stesso ma ogni volta diverso: Tramonto!

venerdì 23 luglio 2010

"Dovunque tu guardi c'è sempre qualcosa da vedere" (dal Talmood)

Non mi è mai passata di mente quella scena di circa 4 anni fa mentre stavo seduto sul muretto del chiostro della mia facoltà, quando una ragazza getta a terra la sua pesante cartella e abbraccia una sua amica dicendogli: ”ho finito, finito tutto!” Aveva appena finito gli esami. Io, ero contento di vedere quella scena e tra me e me riflettevo su quando sarebbe arrivato anche per me quel momento, quand’è che anche io avrei potuto avere quel sorriso e quello sguardo così rilassato, con chi avrei condiviso quel momento?! Era bello, e la cosa che alla fine mi sono detto è che prima o poi sarebbe successo anche a me, ma che soprattutto sarebbe dipeso solo e soltanto da me stesso.
E alla fine è successo, e quella scena l’ho portato sempre dentro di me e mi ha accompagnato nei momenti più difficili aiutandomi a farmi coraggio. Ma nel frattempo ne sono successe di cose dopo quel momento, cose che credo non se ne andranno per un po’ dalla mia testa ma soprattutto dal mio cuore. Perche vuoi o non vuoi l’università, a prescindere da quale essa sia e da come la vivi, è un’esperienza a tutti gli effetti. Una bella e unica esperienza,credo. Ciò che mi preme dire è che quel posto che ho odiato per tutto questo tempo, adesso non è altro che il mio pensiero felice e improvvisamente dentro di me sento che gli voglio bene. Allora, che dire, bè …GRAZIE! Grazie per tutto questo tempo passato insieme, grazie al Chiostro di San Francesco, grazie alle aule e alle loro sedie, all’aula Magna A e B e poi tutta insieme,grazie alla cripta e al circoletto, grazie al bar di facoltà, alla sala computer, al corridoietto che ti porta da un chiostro all’altro, grazie al centro linguistico, grazie agli orari strani delle lezioni ( in particolare dalle 8.00 alle 10.00 e dalle 18.00 alle 20.00), grazie alla bacheca delle lezioni,degli orari di ricevimento e degli appelli di esame, grazie al secondo e terzo piano, alle loro scalinate,ai dipartimenti e i loro banconi, grazie alle scritte dei bagni di facoltà, grazie alle scritte sui banchi, grazie alle finestre delle aule, grazie alla porta d’ingresso a vetri e ai portoni di legno. Grazie ai Totem (e alla loro scritta “guasto”), grazie al badge magnetico e le password, grazie agli appunti prestati, grazie alle fotocopie e i libri rilegati e alle copisterie, grazie a Via Dei Rossi, agli appuntamenti all’arco Dei Rossi e alla Croce del Travaglio, grazie alla Sma e alla Conad, alle scale mobili. Grazie al giovedì sera, grazie al Gallery, al Ficomezzo, al Porrione, all’Enoteca in fortezza, al Sobs,al Barone Rosso,al karaoke in Birreria,al Barchè, al Diacceto , al forno le Campane e a Fonte Gaia. Grazie all’onnipresente Rosario con il suo dolce sorriso e il suo mazzo di rose! Grazie al Siena Jazz e alla Fisar. Grazie alle salite di Via del Comune e di Via della Galluzza. Grazie a via Simone Martini. Grazie alla mattaria di Lucia i piccioni dentro casa e il Possa,grazie alla doccia al lavandino e al cesso tutti nello stesso punto, grazie ai giorni che mi so ricordato di chiudere il gas. Grazie alla mensa (Bandini e sant’Agata), ai 2euro e 50, al pane imbustato,alle file, alle brocche dell’acqua e ai vassoi rovesciati in terra. Grazie alle segreteria e alle sue interminabili file. Grazie agli avvisi e ai fogli coi risultati, grazie per l’attesa dei risultati,grazie per “scusa è occupato questo?”,le partite a calcetto, ai parcheggi introvabili, alle partenze dei bus dalla Lizza e dalla stazione. Grazie alla Sira e Ivan. Le alzate presto e la sveglia che suona. Grazie per le giornate piovose e la conseguente poca voglia di andare a lezione. Grazie al venerdì pomeriggio e la domenica sera. Grazie al fare e risfare la valigia. Grazie al mio zaino tracolla della Eastpak. Grazie al cinema moderno e al metropolitan e all’odeon. Grazie ai ritardi fatti. Grazie per avermi imparato a bere il caffè. Grazie ai Simpson,le avventure di Jim, studio sport,i griffin, scrubs, Ccs, il palio, le contrade, il bao bello. Grazie per i cinesi che martellano il pavimento delle vie della città. Grazie ai tacchi notturni delle signore. Grazie per avermi imparato la differenza tra i vari dieletti italiani specie quelli del Sud. Grazie al primo giorno dei precorsi. Grazie alle strette di mano e ai “Piacere, Lorenzo!”. Grazie alle persone presentate ma mai conosciute, grazie a quelle presentate conosciute e diventate amiche. Grazie ai “Ciao, come stai? Tutto a posto?!” “Si tutto bene grazie, e te?”. Grazie per i consigli dati e quelli ricevuti. Alla rabbia e all’orgoglio. Alle facce tristi e sorridenti per l’esito di un esame, grazie alla voglia di chiamare a casa per dirgli che hai passato l’esame.
Grazie ai miei amici. Tutti. Agli esami fatti insieme, ai pranzi alle cene ai balli e alle sbornie fatte insieme, alle ansie e le gioie passate insieme, al farsi coraggio a vicenda, ai bigliettini per copiare e ai suggerimenti a voce, grazie alle penne le matite le gomme e gli evidenziatori prestati. Grazie a chi mi ha saputo far star bene facendomi dimenticare la demoralizzazione per un esame bocciato,grazie alle nostre confidenze,grazie ai sabato sera passati insieme, grazie alla pallavolo e al basket,grazie al Gran Bar, al pugnalone e le vacanze, grazie per le risate,per gli accompagnamenti e la compagnia, grazie a tutto ciò che io ho potuto insegnare a loro e a tutto quello che ho appreso io da loro!
Grazie all’Ambretta (lalalala) che ha viaggiato insieme a me per tutto questo tempo, risultando un vero e proprio punto di riferimento per me e per il mio cuore!

“ Non appena smetti di combatterlo, il tempo diventa tuo alleato…e puoi continuare ad essere te stesso” (J.D.-Scrubs-)

domenica 30 maggio 2010

.....perchè la cosa più bella delle ciliege è quella di mangiarle direttamente staccandole dall'albero!!!
e poi la prima che mangi dopo un'anno è sempre quella più buona!!!

w le ciarase!!!

venerdì 28 maggio 2010

...e chissà domani come sarai,
chissà se ancora ci crederai in un futuro da difendere,
se anche tu non avrai certezze,
guardando il cielo iperbole di stelle,
la notte di un giorno qualunque...qualunque

lunedì 12 aprile 2010

LA TEORIA DEL BARATTOLO DI MAIONESE E DEI DUE BICCHIERI DI VINO

Un professore, prima di iniziare la sua lezione di filosofia, pose alcuni oggetti davanti a sé, sulla cattedra.

Senza dire nulla, quando la lezione iniziò, prese un grosso barattolo di maionese vuoto e lo riempì con delle palline da golf. Domandò quindi ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Allora, il professore rovesciò dentro il barattolo una scatola di sassolini, scuotendolo leggermente. I sassolini occuparono gli spazi fra le palline da golf. Domandò quindi, di nuovo, ai suoi studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero di si.

Il professore, rovesciò dentro il barattolo una scatola di sabbia. Naturalmente, la sabbia occupò tutti gli spazi liberi. Egli domandò ancura una volta agli studenti se il barattolo fosse pieno ed essi risposero con un si unanime.

Il professore tirò fuori da sotto la cattedra due bicchieri di vino rosso e li rovesciò interamente dentro il barattolo, riempiendo tutto lo spazio fra i granelli di sabbia. Gli studenti risero!

“Ora”, disse il professore quando la risata finì, “vorrei che voi cosideraste questo barattolo la vostra vita. Le palline da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri figli, la vostra salute, i vostri amici e le cose che preferite; cose che se rimanessero dopo che tutto il resto fosse perduto riempirebbero comunque la vostra esistenza.“I sassolini sono le altre cose che contano, come il vostro lavoro, la vostra casa, l’automobile. La sabbia è tutto il resto, le piccole cose.”“Se metteste nel barattolo per prima la sabbia”, continuò, “non resterebbe spazio per i sassolini e per le palline da golf. Lo stesso accade per la vita. Se usate tutto il vostro tempo e la vostra energia per le piccole cose, non vi potrete mai dedicare alle cose che per voi sono veramente importanti.“Curatevi delle cose che sono fondamentali per la vostra felicità. Giocate con i vostri figli, tenete sotto controllo la vostra salute. Portate il vostro partner a cena fuori. Giocate altre 18 buche! Fatevi un altro giro sugli sci! C’è sempre tempo per sistemare la casa e per buttare l’immondizia. Dedicatevi prima di tutto alle palline da golf, le cose che contano sul serio. Definite le vostre priorità, tutto il resto è solo sabbia”.

Una studentessa alzò la mano e chiese che cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise. “Sono contento che tu l’abbia chiesto. Serve solo a dimostrare che per quanto possa sembrae piena la tua vita: c’è sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

lunedì 29 marzo 2010

Ave me!!!

Voglio il sole in faccia
Voglio impazzire con il rif di Jump dei Van Halen
Voglio cantare a squarcia gola il finale di Viva la vida dei Coldplay
Voglio correre
Voglio dare il calcio piu forte al pallone
Voglio assaporare lentamente il primo boccone del mio piatto preferito
Voglio saltare il più in alto possibile
Voglio ballare il rock 'n' Roll
Voglio tuffarmi " a bomba" nel mare
Voglio sorridere a tutti senza un motivo
Voglio guidare la macchina senza sapere dove andare
Voglio dormire fino a tardi
Voglio svegliarmi presto per avere più tempo per non fare niente!
Voglio dare il bacio più lungo del mondo alla mia ragazza!
Voglio strimpellare la chitarra col distorto più distorto possibile
Voglio arrossare le mie mani suonando il mio bongo trovando un ritmo tutto mio
Voglio applaudire
Voglio abbracciare
Voglio truccarmi nel modo più strano
Voglio stare da solo con tutti
Insomma voglio fare tutto...e ora lo vado a fare!

mercoledì 3 febbraio 2010

Lorenzo Marziali si è gasato perchè oggi 3 febbraio ha visto un albero di mimosa fiorito e un mandorlo in fiore...

Lorenzo Marziali ha un disperato bisogno di primavera!

Lorenzo Marziali ha una gran voglia di rifiorire!!!

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A Lorenzo Marziali e altre 500 mila persone piace questo elemento

venerdì 11 dicembre 2009

Inpensabile

CONFUSO ANNOIATO AMMALATO INCREDULO

lunedì 30 novembre 2009

Il turista Aquesiano

Sono entrato al Duomo del mio paese ieri mattina...Non si possono non notare questi benedetti pugnaloni. Era da maggio che non li vedevo così tutti insieme. Certo so proprio belli,dicevo e nel frattempo riflettevo a cosa potrebbe pensare un turista che viene a vedere queste opere lì in cattedrale :

-Che belli! cosa sono?-
-Ma queste...sono foglie! Questi invece sono fiori! Che spettacolo!-
-Guarda poi come sono attaccate!-
-Che foglie saranno? Son secche, sentile.-
-Mamma mia, ma come hanno fatto a tagliarle tutte così?-
-Bisogna fargli subito una foto?-
-Questo mi piace più di tutti...-
-E poi sono così grandi!-
-Quanto lavoro!-
-Senti che profumo!-... ... ... Ed è a questo punto che mi sono soffermeto: è sì, perchè sicuramente un turista non percepisce lo stesso profumo che sento io quando sono di fronte a un pugnalone...

(annusando da vicino la tavola, ho chiuso gli occhi e... il profumo della gioia, del canto, dell'attesa e dell'ansia. Il profumo delle cene passate insieme, dei pomeriggi chini sulla tavola. Il profumo delle risate e delle arrabbiature. Il profumo dei balli sfrenati. Il profumo dell'ultimo sabato notte e della domenica mattina. Il profumo dei propri colori. Il profumo di quelle chiaccherate infinite e di quella forza di volontà che ti spinge ad andare avanti. Il profumo della condivisione e quello della stanchezza. Il profumo degli avversari, e quello dei tuoi compagni).

Poi,come ogni altro turista, sul punto di uscire,prendono il depliant relativo alla festa e soddisfatti se ne vanno...

Poi sul punto di uscire, guardo il depliant relativo alla festa e soddisfatto penso: "No,loro no lo sanno, NON LO POSSONO SAPERE COSA C'è DIETRO ....!"

Improvvisa voglia di ballare

...in barba a tutta la disco, l'house, l'elttronica, la trip, la tecno di oggi...

le mie gambe e il mio corpo si muovono automaticamente da soli sentendo questo motivetto

Tra l'altro non so nemmeno chi sono questi...